Un allarme di carta al giorno

Per i lettori di Repubblica l’ultima settimana si è snodata in una serie ininterrotta di allarmi democratici e crisi politiche all’interno della maggioranza, un giorno per il voto di scambio, un altro per il finanziamento pubblico ai partiti, un altro ancora per le divergenze sullo scandalo kazaco tra Viminale e Farnesina. Insomma sono stati sparati molti colpi, ma tutti a salve, probabilmente perché c’è un errore di fondo nell’analisi che considera totalmente non sovrapponibili i programmi e gli interessi del Pd e del Pdl.
21 AGO 20
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Per i lettori di Repubblica l’ultima settimana si è snodata in una serie ininterrotta di allarmi democratici e crisi politiche all’interno della maggioranza, un giorno per il voto di scambio, un altro per il finanziamento pubblico ai partiti, un altro ancora per le divergenze sullo scandalo kazaco tra Viminale e Farnesina. Insomma sono stati sparati molti colpi, ma tutti a salve, probabilmente perché c’è un errore di fondo nell’analisi che considera totalmente non sovrapponibili i programmi e gli interessi del Pd e del Pdl. Invece il governo qualcosa di buono macina e regge agli assalti parlamentari, il che fa intendere che, se non ci saranno devastanti avvenimenti esterni, l’area tematica su cui trovare convergenze si possa anzi allargare. In particolare la questione fiscale, la più difficile e controversa, sembra avviata a una soluzione condivisa, che sarà ratificata alla ripresa postferiale, come ha annunciato il ministro dell’Economia.
Con questo annuncio è cessata la guerriglia da destra contro Fabrizio Saccomanni, finora esaltato da Repubblica come il guardiano dei conti che resiste alle pressioni demagogiche del Pdl, e si è significativamente invertito il fronte. Se infatti Saccomanni presidia l’area di convergenza tra Pd e Pdl sul tema più controverso, diventa immediatamente un ostacolo da abbattere e così, all’improvviso, diventa un qualsiasi Henry Potter, secondo l’occhiuta analisi di Alessandro De Nicola. Ma Saccomanni ha a disposizione dati più raffinati dei suoi, a cominciare da quelle di Bankitalia, e sa anche che è poi necessario operare una selezione in base al principio di realtà politico, il che rafforza il governo. Il che fa infuriare Repubblica. A salve.